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IL MANIFESTO DEI 500: INTERPRETAZIONI di Sergio Della Pergola

Con il manifesto di cinquecento firmatari israeliani, sotto l’egida di SISO (Save Israel Stop the Occupation), seguito dai discorsi di Obama e Netanyahu all’Assemblea annuale dell’ONU, si è aperto il dibattito sul cinquantenario dalla guerra dei sei giorni del 1967. Il dibattito è importante, urgente, necessario, e ci accompagnerà con inevitabili alti e bassi fino al fatidico 5 giugno 2017 e ben oltre. Nessuno – governanti e governati, pensanti e non pensanti – può sperare di poter eludere la scadenza dei cinquant’anni di occupazione israeliana dei territori in Cisgiordania. La questione è solamente e soprattutto in quali termini, su quale piattaforma intellettuale e politica, entro quali contesti storici, limiti operativi e prospettive di pace svolgere questo discorso. In questo senso, il manifesto dei cinquecento mi pare, da un lato, un atto di coraggio e di onestà intellettuale; ma, dall’altro lato, assolutamente insufficiente a conseguire gli obiettivi che si propone. Cosí com’è il testo gratifica chi lo ha firmato e un piccolo manipolo di simpatizzanti per la causa di Israele, oltre probabilmente a una grande coorte di persone ostili alla medesima causa. Ma è un testo ingenuo, unilaterale, bloccato entro lo steccato di una prospettiva storica incompleta, che ai fini pratici (aggiungo volentieri: purtroppo) non ha alcuna probabilità di incidere concretamente sulla situazione geopolitica di Israele e della Palestina. Ho pensato dunque di riscrivere una mia versione del documento, cercando di renderlo più utile e operativo. Il testo seguente incorpora parola per parola l’appello originale (che si può leggere qui di seguito) e aggiunge alcune necessarie integrazioni. Quest’ultime, senza alterarne l’intenzione, cercano di rendere il messaggio accettabile e utile per una cerchia molto maggiore di persone di buona volontà.

“Con l’avvicinarsi del 2017 che segna il cinquantesimo anno del tentativo concertato da diversi paesi arabi di distruggere lo stato di Israele e il cinquantesimo anno dell’occupazione israeliana di territori palestinesi, Israele e la Palestina sono ad un punto di svolta. La situazione attuale è disastrosa per entrambe le parti del conflitto. Il protrarsi dell’occupazione israeliana dei territori palestinesi e del rifiuto palestinese a riconoscere Israele come lo stato degli ebrei opprime i palestinesi, sfianca gli israeliani, e alimenta un ciclo ininterrotto di spargimento di sangue dalle due parti. Corrompe le fondamenta morali e democratiche dello Stato di Israele, corrompe la legittimità morale e politica del futuro Stato di Palestina e danneggia la posizione dei due stati nella comunità delle nazioni. La nostra migliore speranza per il futuro – il tragitto più sicuro verso la sicurezza, la prosperità e la pace – risiede in una soluzione negoziata del conflitto israelo-palestinese che conduca alla creazione di uno stato palestinese indipendente accanto al riconoscimento della personalità nazionale dello stato ebraico, e a rapporti di buon vicinato fra lo Stato di Israele e lo Stato di Palestina. Facciamo appello agli ebrei e ai palestinesi nel mondo intero perché si uniscano a noi residenti israeliani e palestinesi in un’azione coordinata per porre fine all’occupazione, al terrorismo e alla negazione dell’altro, e costruire un futuro nuovo per la salvezza dello Stato di Israele e dello Stato di Palestina nell’interesse delle generazioni future.”

Non firmerò il documento originale di SISO, ma firmerei volentieri questa nuova versione. E invito chiunque voglia a farlo.

Sergio Della Pergola, Università Ebraica di Gerusalemme

IL MANIFESTO DEI 500 di Siso, Save Israel-Stop Occupation

SISO – SALVA ISRAELE, FERMA L’OCCUPAZIONE

Appello agli Ebrei del mondo

Se amate Israele, il silenzio non è più un’opzione possibile.

Con l’avvicinarsi del 2017 che segna il cinquantesimo anno dell’occupazione israeliana di territori palestinesi, Israele è a un punto di svolta. La situazione attuale è disastrosa. Il protrarsi dell’occupazione opprime i palestinesi e alimenta un ciclo ininterrotto di spargimento di sangue, corrompe le fondamenta morali e democratiche dello Stato di Israele e danneggia la sua posizione nella comunità delle nazioni. La nostra migliore speranza per il futuro – il tragitto più sicuro verso la sicurezza, la prosperità e la pace – risiede in una soluzione negoziata del conflitto israelo-palestinese che conduca alla creazione di uno stato palestinese indipendente accanto e in rapporti di buon vicinato con lo Stato di Israele. Facciamo appello agli Ebrei nel mondo intero perché si uniscano a noi Israeliani in un’azione coordinata per porre fine all’occupazione e costruire un futuro nuovo per la salvezza dello Stato di Israele e delle generazioni future.

Sottoscritto da oltre 500 Israeliani, fra cui :

David Grossman, Amos Oz, Achinoam Nini (Noa), David Broza, Avishai Margalit, Avraham Burg, Edward Edy Kaufman, Ohad Naharin, Orly Castel Bloom, Ilan Baruch, Alon Liel, Elie Barnavi, Alice Shalvi, -Shakhar, David Harel, David Tartakover, David Rubinger, David Shulman, , Dani Karavan, Daniel Bar-Tal, Daniel Kahneman, Zeev Sternhell, Chaim Oron (Jumes), Haim Ben-Shahar, Chaim Yavin, Yair Tzaban, Yehuda Bauer, Judith Katzir, Joshua Sobol, , Yoram Bilu, Yael Dayan, Iftach Spector, Yitzhak Frankenthal, Mossi Raz, Michael Benyair, Micha Ullman, Menahem Yaari, Moshe Gershuni, Noga Alon, Nahum Tevet, Naomi Chazan, Nathan Sharony , Savyon Liebrecht, Sami Michael, Sammy  Smooha, Edit Doron, Amos Gitai, Amram Mitzna, Anat Maor, Colette Avital, Ronit Matalon, Shaul Arieli, Shimon Shamir, Akiva Eldar, Aharon Shabtai, Eva Illouz.

DICHIARAZIONE DI INTENTI di Giuseppe Franchetti

Negli ultimi tempi il governo israeliano ha messo in atto un preoccupante spostamento verso l’estrema destra.

Dopo il fallimento delle trattativa con i laburisti per allargare la maggioranza di governo, Netaniahu ha silurato il ministro della difesa, il generale Yaalon e ha imbarcato Lieberman, il leader dell’estrema destra.

Il pretesto  per il siluramento di Yaalon è stato l’uccisione a sangue freddo da parte di un militare israeliano di un terrorista palestinese, già gravemente ferito e giacente a terra. Yaalon e il capo di stato maggiore volevano portare a giudizio il militare, colpevole di aver trasgredito il codice etico della Zavà. Di opinione contraria era Netaniahu, per il quale si era trattato di legittima difesa, in quanto il terrorista avrebbe potuto avere una cintura esplosiva. Il vicecapo di stato maggiore, generale Golan, esprimeva pubblicamente l’opinione che l’atmosfera politica in Israele si stava avvelenando e somigliava a quella tedesca degli anni trenta, precedente l’avvento di Hitler.

Uno dei primi atti di Lieberman era un violento attacco agli Stati Uniti per l’accordo nucleare con l’Iran, paragonandolo all’accordo di Monaco con la Germania hitleriana. Doveva intervenire Netaniahu.  In seguito si verificavano numerosi episodi allarmanti.

Un paio di esempi fra i tanti.

  – Netaniahu procedeva a una riorganizzazione  dell’ente radio televisivo dove vi erano critici del governo, e la ministro della cultura, Miri Regev, diceva testualmente “non è accettabile che i giornalisti che vengono da noi pagati  possano dire quello che vogliono”.

  – Nel precedente governo il ministro Lapid aveva varato una legge per cui

nelle yeshivot dei haredim finanziate dallo stato si dovano insegnare anche le materie base, matematica inglese, in modo che i ragazzi potessero eventualmente trovare un lavoro. Proprio questo però non era accettato dai dirigenti politici per cui il lavoro esterno è roba da donne, mentre gli uomini devono dedicarsi allo studio della Torà e del Talmud.  E Netaniahu, di fronte alla minaccia di abbandono della maggioranza, acconsentiva alla cancellazione della legge.

Questo tipo di atteggiamento non piace a tanti, fra cui molti italkim.

Si proponeva quindi di creare una presenza di Keshet su internet, con frequenza almeno mensile, dato che la grande maggioranza dei media ebraici presentavano il governo di Israele solo in maniera positiva. Mimi Navarro prendeva  l’iniziativa di convocare una riunione degli italkim non in ferie e presenti in Israele. Vi era una dozzina di persone di varie tendenze ideologiche e tutti concordavano sull’utilità di una iniziativa el genere, che spiegasse agli ebrei italiani quale era la realtà politica.

Vi  è il problema che ogni critica al governo di Israele può essere sfruttata in senso anti-israeliano  dalla propaganda palestinese. Si deve quindi trovare il modo di spiegare come essere contrari a determinati atteggiamenti politici governativi   non significa essere contrari all’essenza di una politica che miri a difendere l’esistenza del popolo e dello stato, specialmente contro il terrorismo e il nazi-islamismo del governo di Gaza.

Attualmente é sorto il problema dell’atteggiamento dell’Unesco, verso cui non vi può essere che una riprovazione senza se e senza ma, anche perché l’episodio è un incitamento agli estremisti palestinesi e islamici  ad aggredire gli “occupanti” ebrei, e nella diaspora ha dato adito a rigurgiti antisemiti, benchè vi siano state anche molte risposte per noi positive e di riprovazione della votazione italiana.

La  proposta iniziale è di trovare qualche decina di persone, fra israeliani e italiani, che si impegnino a una collaborazione continuativa, anche se saltuaria.

Giuseppe Franchetti

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