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"VIII numero novembre-dicembre 2006"
IN QUESTO NUMERO
"Alberto Turati, z.l. Un ebreo per libera scelta"
Alberto Turati è morto lasciando nel piccolo gruppo redazionale di Keshet un vuoto incolmabile. Della vita di Alberto si ricorda qui soltanto l’ultima fase, in particolare il percorso che doveva portarlo a operare con responsabilità e gioia un recupero di molti aspetti della tradizione ebraica.
I CONTRIBUTI
"L’equilibrio
del terrore" di Giuseppe Franchetti
Nel 1973 la guerra del Kippur era stata vinta da Israele – buona parte
dell’esercito egiziano era accerchiata e le avanguardie israeliane erano a
cento chilometri dal Cairo – , ma gli egiziani dichiararono di averla
vinta, e ciò diede loro la forza di concludere con Israele la pace dei
vincitori. Secondo la maggioranza degli arabi, la guerra del Libano è
stata vinta da Hezbollah. È quindi possibile che la ‘vittoria’ in Libano
ìndichi agli arabi un percorso che li porti a un’intesa di pace con
Israele. Nei conflitti di Israele
"Israeliani
e palestinesi: convivere è difficile ma possibile"
di Ariel Viterbo
Ebrei e arabi, gli uomini e le donne comuni, in Israele e Palestina,
vivono giornalmente la continua tensione tra speranza e paura: la speranza
di vivere come persone che si aiutano l’una l’altra e la paura di doversi
combattere come cittadini di Stati diversi e nemici. La logica degli Stati
nazionali mette l’una contro l’altra popolazioni che altrimenti saprebbero
trovare linguaggi e costumi condivisibili, per una convivenza fatta di
scambi e reciproche influenze.
"Iran:
nemico politico o pericolosa attrazione?" di Francesco
Maria Mariotti
Le deliranti invettive di Ahmedinejad contro Israele vengono respinte con
nettezza nei Paesi occidentali. Tuttavia gli attacchi del Presidente
iraniano vanno a toccare punti ancora deboli della nostra coscienza
storica: la percezione di Israele come Stato ‘artificiale’, ‘non del tutto
legittimo’, continua a essere presente nelle nostre opinioni pubbliche. E
anche la tematica islamica del velo, della copertura del corpo femminile
tocca alcuni nervi scoperti della nostra cultura.
"Modi
diversi di salire a Zion" di Bruno Segre
In Israele, particolarismo e universalismo si confrontano anche
nell’orizzonte culturale degli ebrei religiosi. Per scongiurare la nascita
di uno Stato palestinese, il rabbino ortodosso Benny Elon compie azioni e
scrive libri che propugnano il ‘grande Israele’ e saldano in chiave
messianica la Bibbia alla politica. Secondo il rabbino ortodosso David
Hartmann, invece, “da Israele uscirà una verità che dice: nessuno ha il
monopolio esclusivo della verità. La chiave per la verità è vivere con l’‘altro’
senza sentirsi minacciati”.
‘Nation building’ israeliano
"La
società ebraico-israeliana e l’identità laica" di
David Bidussa
Nei primi anni dello Stato di Israele, Ben Gurion sollecita gli
intellettuali a tentar di definire ‘il cittadino’; nel complesso ne emerge
un rapporto inquieto con la dimensione laica della cittadinanza moderna.
La relazione con la sfera del religioso non è indifferente neppure nella
ricerca dei luoghi fisici e storici (in particolare Tel Hai e Masada)
attraverso i quali costruire una ‘civil religion’ israeliana. Una
discussione pubblica sugli statuti di laicità può forse riaprirsi fra gli
israeliani dopo il recente abbandono di Gaza.
Israele / Palestina
"Nonviolenza
per Gerusalemme" di Daniela Manini
Rav Marc Gopin e il Professor Abdul Aziz Said sono due fra gli autori
presentati nel fascicolo del periodico Satyagraha (giugno 2004) dedicato
al conflitto Israele-Palestina e alla possibilità di risolverlo con metodi
nonviolenti. Nei loro scritti, Gopin e Said cercano di individuare
all’interno, rispettivamente, delle culture ebraica e islamica, non solo
le motivazioni profonde per la pacificazione fra nemici, ma anche le
indicazioni di metodo secondo le quali il processo di riconciliazione
debba essere orientato.
Un calabrese in Israele
"A
Gerusalemme per il processo Eichmann" di Tonino Nocera
In Viaggio in Israele, un diario-saggio pubblicato nel 1967 e
ristampato nel 1985, lo scrittore Mario La Cava (nato a Bovalino) narra la
sua esperienza di reporter inviato da un quotidiano di Matera a seguire il
processo Eichmann in Eretz Israel. Il racconto del giornalista-scrittore,
punteggiato da vicende particolarmente avventurose, conserva freschezza a
circa quarant’anni di distanza; e le sue riflessioni si mantengono in
larga misura attuali e meritano d’essere riproposte.
Poesie
"Colori,
atmosfere e memorie nelle ‘bucce’ di Laura Voghera Luzzatto" di
Elena Sala
Questa silloge poetica raccoglie composizioni – parte delle quali in
dialetto veneziano – che danno corpo e vita al programma enunciato
dall’Autrice: sentirsi anello di una catena di generazioni e vivere la
diaspora in modo fecondo, con un duplice legame: alle tradizioni ebraiche
e alla terra che è toccata in sorte. I versi dedicati al fratello, caduto
nella guerra del Kippur, aprono la breve serie delle poesie di chiusura,
che sono poesie di impegno civile per la pace nel Vicino Oriente: dal
dolore privato a quello collettivo.
"Tzohar/Lucernario" di Dan Bellm
Un viaggio immaginario
"Anne
vive ancora" di Ciro Vitale
Nulla avevano in comune le vicende umane di Anne Frank e di Ciro Vitale,
se non la data di nascita. Con gli occhi delicati e affettuosi della
fantasia, l’Autore di queste pagine vede e descrive
quella che sarebbe potuta essere la vita di Anne Frank (il compimento
degli studi, la professione, il matrimonio, le gioie dei figli e dei
nipoti) se l’ottusità, più ancora che la perfidia, non avesse indicato
alla Gestapo la soffitta dove lei e la sua famiglia avevano trascorso in
angoscia, a ogni rumore,
tanti giorni.
Dal cosmopolitismo al nazionalismo
"Il
giovane Jabotinsky ‘socialista’" di Paolo Di Motoli
Ricerche storiche compiute di recente testimoniano che Jabotinsky,
universalmente considerato il sostenitore del nazionalismo ebraico più
intransigente, da giovane era il più europeizzato e russificato fra i
leader del movimento sionista nell’Europa orientale. In alcuni articoli
pubblicati nel 1901 sull’Avanti!, egli ebbe a esprimere simpatia per
coloro che lottavano per rivoluzionare la vita dei russi, polemizzando con
chi negava le sacrosante ragioni degli inquieti studenti nell’impero
zarista.
Per la cultura della nonviolenza
"Tolstoj
e l’ebraismo" di Gloria Gazzeri
Convinto che “le dottrine religiose sono innumerevoli ma la religione è
unica”, Tolstoj condusse un’indagine religiosa a largo raggio, nel cui
àmbito studiò i testi ebraici e fu in amichevoli rapporti con parecchi
ebrei. Li esortò a seguire la regola aurea del “fare agli altri ciò che si
vuole sia fatto a noi stessi”, e a lottare contro il governo zarista _ che
li perseguitava pesantemente _ con il buon sistema di vita che esclude non
solo ogni violenza sul prossimo, ma la partecipazione stessa alla
violenza.
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