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"I numero novembre-dicembre 2001"
IN QUESTO NUMERO
EDITORIALE
"Keshet: perché, per chi" di Bruno
Segre I CONTRIBUTI
"Fondamentalismi" di Amos
Luzzatto
Ogni fondamentalismo trae origine dall'adesione fideistica a un documento
fondante e dall'arroccamento nei confronti di chi possiede una fede
diversa. Ma spesso, nella realtà, esistono situazioni di frontiera che
vedono intrecciarsi lingue, culture, culti; e, grazie alle reciproche
frequentazioni, i fondamentalismi possono essere contrastati con successo.
"Sposarsi
solo fra ebrei?"
di Rav Sherwin T. Wine
Per gli ebrei che fanno matrimonio misto l'identità ebraica è un impegno
importante. Ma non è l'unico loro impegno, né il supremo dei loro valori.
Se lo scopo di un gruppo è quello di servire al benessere dei suoi
componenti, allora il rifiuto dei rabbini di porre l'amore personale al di
sopra dell'identità ebraica è una forma di negligenza morale.
"Miriam:
la voce che non c'è" di Aliza Shenhar
All'interno del racconto biblico (un racconto prevalentemente al maschile)
la figura di Miriam, la 'profetessa' sorella di Mosè e Aronne, si rivela
capace di esprimere una critica femminile che, nella narrazione dominante,
sfida i presupposti sull'autorità e sul potere. La tradizione midrashica
farà di lei un emblema di speranza e redenzione del popolo d'Israele.
"Ebrei laici: si può diventarlo?" di Daniela Manini
Nella tradizione ebraica l'umanesimo è, per il suo inalienabile fondamento
scritturale, un connotato di fondo e non una mera sovrastruttura. E come
potrebbe allora configurarsi lo statuto di coloro che laici, ossia non
ebrei secondo la Legge, fanno tuttavia dell'ebraismo il proprio contesto
di riferimento e il nocciolo della propria (labile e incerta) identità?
"Iride Schwarz racconta la diaspora agli ebrei" di Eleonora
Heger Vita
La Schwarz si è accinta a una grossa impresa: far conoscere ai giovani di
Israele le radici diasporiche che essi tendono a ignorare, sentendosi
figli di una nazione nuova e quindi trascurando un passato di persecuzioni
ma anche di gloria che tutti gli ebrei, pur nella varietà delle vicende di
cui sono state vittime e protagonisti, hanno in comune.
"Israele e la
memoria della Shoah" di Tom Segev
Prima dei processo Eichmann (1961-1962) la Shoah era quasi completamente
un tabù in Israele. I genitori non ne parlavano ai loro figlioli e i figli
non osavano chiederne. Oggi non si possono veramente comprendere gli
israeliani senza capire che la Shóah è divenuta un elemento essenziale
dell'identità, della cultura e della politica del loro Paese.
"Le
menzogne di Durban" di Rav Michael Melchior
C'è una profonda differenza tra il formulare critiche verso la politica
del governo d'Israele e il negare a Israele il diritto di esistere.
L'antisionismo, il negare agli ebrei il diritto basilare a una patria è
puro e semplice antisemitismo. Le accuse maniacali che si sono udite a
Durban mirano a trasformare artatamente una questione politica in un
conflitto razziale.
"Il diritto al ritorno" di Giuseppe
Franchetti
Il diritto dei palestinesi al ritorno nelle località che abbandonarono
durante la guerra del 1948-49 è al centro del lunghissimo contenzioso tra
Israele e l'Autorità Nazionale Palestinese: un contenzioso vissuto da
entrambi i contendenti come determinante per la propria esistenza e quindi
con un vigoroso investimento emotivo.
"Spezzare il rituale della
violenza" di David Grossman
Se Israele rifiuta di avviare trattative prima che il terrorismo sia
definitivamente sradicato non potrà mai conoscere la pace e, al contrario,
alimenterà la continuazione del terrore. Se i palestinesi rifiutano di por
fine alla violenza finché perdura l'occupazione non avranno mai la pace e
l'occupazione continuerà.
"Sull'uso delle armi nell'Intifada" di
Tawfiq Abu Bakr
La degenerazione dell'Intifada in lotta armata è stata il più grave errore
dei palestinesi, destinato ad avere conseguenze funeste: pesanti perdite
di vite umane e l'alienazione della simpatia di importanti forze politiche
in Israele. I palestinesi dovrebbero ricordare che le più dure dittature
sono cadute senza che sia stata sparata una sola fucilata.
"Lacrime di
pace" di B. S.
Un gruppo di genitori israeliani e palestinesi che hanno perso i loro
figlioli nel corso della guerra si è associato per portare la pace tra i
due popoli. All'associazione hanno finora aderito 150 genitori israeliani
e 120 palestinesi, che promuovono una molteplicità di iniziative facendo
ricorso alle forme più variegate di comunicazione.
"Censura in Egitto" di
Gaïdz Minassian
Lo scrittore progressista Ibrahim Abdel-Meghid ha visto fallire il
progetto di far tradurre in ebraico i suoi libri: un progetto orientato a
creare un ponte culturale tra Egitto e Israele. Controllato dal governo e
solidale con i palestinesi, il Sindacato degli scrittori egiziani si
oppone a qualunque normalizzazione con Israele fintantoché non vi sarà la
pace.
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