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"Censura in Egitto" di
Gaïdz Minassian
"La traduzione di libri è la continuazione della guerra con altri mezzi":
ecco un titolo che potrebbe sinteticamente connotare il caso di Ibrahim
Abdel-Meghid, esploso qualche tempo fa in Egitto. Autore di numerosi libri
fra cui The Other Place pubblicato nel 1997, questo scrittore
egiziano ha visto fallire il progetto di far tradurre in ebraico i suoi
libri in arabo: un progetto orientato a creare un ponte culturale tra
l'Egitto e Israele. In piena escalation del conflitto
israelo-palestinese, Abdel-Meghid aveva accettato la proposta della casa
editrice israeliana Andalus. Oltre a essere convinto di fare parte degli
autori arabi progressisti - quale il premio Nobel della letteratura Naghib
Mahfuz - , considerati con favore da diversi editori israeliani,
Abdel-Meghid vedeva in questa vetrina culturale uno strumento a sostegno
della pace nella regione. Ma il Sindacato degli scrittori egiziani,
controllato dal governo e solidale con i palestinesi, si è detto nettamente
contrario all'iniziativa fintantoché con Israele non sarà stata conclusa la
pace. Di fronte all'intransigenza degli intellettuali del suo Paese,
Abdel-Meghid ha fatto marcia indietro e dichiarato di non voler più sentire
parlare del progetto. Secondo la BBC, non avrebbe avuto il tempo, o
l'intenzione, di difendersi davanti ai suoi detrattori, che si oppongono a
qualunque normalizzazione con Israele. Infatti lo scrittore vuole
soprattutto evitare di diventare il capro espiatorio di una caccia agli
intellettuali attualmente in corso in Egitto, che porta dritto in galera i
liberi pensatori, com'è accaduto al professore di sociologia Saadeddin
Ibrahim, condannato a sette anni di carcere per 'disinformazione' il 21
marzo scorso al Cairo. "La mia impressione è che alcuni scrittori intendano
unicamente mandare a monte il progetto. Altri invece accusano di tradimento
coloro le cui opere sono state tradotte", ha dichiarato Abdel-Meghid
all'ente radiotelevisivo britannico. Nello stesso momento Edward Said, un
professore americano di origine palestinese che insegna alla Columbia
University di New York e che di recente ha assunto un atteggiamento più
critico nei confronti di Israele, ha denunciato quella che definisce "la
politica d'ignoranza che non può se non danneggiare gli arabi". "Le
traduzioni di libri in ebraico", afferma Said, "permetterebbero di aiutare
gli israeliani a capire gli arabi come un sol popolo, e questo favorirebbe
la conoscenza reciproca qualora gli arabi fossero disposti ad adottare una
posizione morale e seria riguardo al conflitto".
A testimonianza di quanto la sua preoccupazione sia fondata, Said ha evocato
le dichiarazioni antisemite rilasciate a Damasco dal Presidente siriano
Bashar el-Assad in occasione della visita di Giovanni Paolo II il 5 e il 6
maggio di quest'anno, dichiarazioni che gli Occidentali hanno condannato.
Gaïdz Minassian, Giornalista francese.
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