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"Rapporti fra Israele e Diaspora"
di Aldo Zargani
Alcuni anni fa, ho avuto l'onore di partecipare a un congresso sionista a
Gerusalemme. I giornali israeliani davano scarsissime e striminzite notizie
dei lavori del convegno. Quando però una masnada di energumeni della destra
del Likud francese venne alle mani, anzi, a sediate, con un altro gruppo,
ancora più di energumeni, ancora più di destra, quella gazzarra fra bestioni
riempì finalmente i giornali israeliani. Che si comportarono in modo
identico a quelli di tutto il resto del mondo: il congresso sionista non
faceva notizia, gli ebrei francesi che si spaccavano il cranio a sediate
invece sì.
Al Congresso vennero a parlare Netaniahu e Barak, che fecero discorsi
privi di contenuto, tesi solo a lusingare, compiacere, vellicare la presunta
vanagloria dei convenuti.
In altre sale dello stesso albergo si svolgevano nel frattempo
inquietanti feste di haredim dall'aspetto dovizioso e opulento con le
loro signore haredot ingioiellate e con cappelli così ampi da farle
sembrare funghi prataioli. Funghi minacciosi perché guardavano con aperto
disprezzo, e anzi forse disgusto, il nugolo di semiebrei manifestamente non
osservanti che costituiscono l'aspetto superficiale di un congresso
sionista.
Il congresso, per parte sua, non meritava affatto questo trattamento da
parte israeliana perché era appassionato, complesso, articolato e composto
da gente che si arrabattava 24 ore al giorno, tenendosi collegata ai partiti
israeliani ai quali ogni gruppo faceva capo. Avrebbe benissimo potuto essere
utilizzato dall'opinione pubblica israeliana per percepire uno spaccato
abbastanza fedele della diaspora, ma non lo fu.
In quel convegno magna pars era ovviamente la cosiddetta lobby
americana, che però si comportava da lobby solo per l'imposizione
dell'inglese invece dell'ebraico nei lavori delle varie commissioni e
sottocommissioni. Per il resto gli americani costituivano un gruppo
anch'esso assai articolato dal punto di vista politico e culturale, e
inoltre portavano con sé la brezza benefica degli ebrei riformati e
conservative. Questa la mia esperienza dalla quale traggo un
insegnamento che vi voglio trasmettere per quel che vale. Israele è
certamente centrale nella vita culturale e politica dell'ebraismo italiano,
anzi, nella vita dell'ebraismo mondiale, ma questa centralità come si può
esprimere se mancano, oltre che una superficie, anche un perimetro del
poligono cui questa centralità si riferisce? Perché di poligono si tratta,
quando si parla di ebraismo, di un poligono irregolare, molto irregolare,
con molti angoli acuti, anzi acutissimi e moltissimi lati a zigzag. Israele
dunque si porrebbe al centro di una figura ai margini della geometria
euclidea, se qualcuno si prendesse la briga di definirla.
In una situazione di questo genere, sorgono legittime tentazioni che
servono però ad alterare la realtà, non ad affrontarla.
Una di queste è il rifugio nella retorica attraverso la quale
l'incredibile e indefinito poligono finisce per diventare un cerchietto,
l'altra, la peggiore, consiste nel filtrare la realtà ebraica, mi scusino i
diplomatici presenti, quasi esclusivamente attraverso le ambasciate di
Israele, le quali diventano una catena di trasmissione fra una diaspora
ipotetica e una centralità figurativa. Oggi lo vediamo bene in Italia, ma
probabilmente ciò accade in tutti i paesi del mondo. Mi posso sbagliare, e
se mi sbaglio, lo faccio per eccesso di buona volontà. Israele diventa un
specie di Unione Sovietica, le comunità della diaspora, compreso quella
italiana, una sorta di desolati partiti comunisti formalmente ossequienti,
ma in sostanza riottosi. È ovvio che da questa situazione non viene fuori
nulla di buono, e che deve esser corretta nel più breve
tempo possibile, particolarmente per quanto si riferisce agli ordini, quasi
perentori, di una specie di Comintern che
stabilisce che Prodi è antisemita e che invece Berlusconi, aiutato dal suo
fido e così fine avvocato Taormina, è il più
grande amico degli ebrei che ci sia al mondo.
No, questo sistema va cambiato, e non, come potrebbero pensare alcuni pochi
e isolati ebrei di estrema sinistra, attraverso
un ultrapacifismo di maniera. Che finiscono, come la bambina Lisa della
famosa famiglia Simpson con il suo sassofono cacciata
fuori dall'orchestra della scuola, a suonare uno struggente blues che dice:
<<Io sono la bambina più triste della terza
elementaaar ... >>.
Ecco qua. La soluzione di queste discrasie, e qui concludo, può essere
trovata solo:
A) nel comprendere che il movimento sionista è una delle espressioni
democratiche della diaspora assieme al Congresso
Mondiale e soprattutto che può svolgere oggi un ruolo completamente diverso
da quello del passato, anzi, da quelli che nelle
varie fasi dei passato ha avuto.
B) Israele ha bisogno, per sopravvivere in questo tremendo momento di
pericolo, di una informazione accurata della realtà del
mondo esterno, ebraico e non, che si aggiunga a quelle tradizionali delle
ambasciate, e questa informazione può essere anche
quella dei movimento sionista che esiste, è già pronto, ed è in grado di
rappresentare dialetticamente e democraticamente,
tutte le istanze della diaspora.
C) così com'è, il movimento sionista ovviamente non basta perché necessita,
come gli altri movimenti mondiali, di ampliare
la propria rappresentanza democratica nella diaspora. Si rende
indispensabile una riforma che crei un organo fisso e
consultivo, con vari livelli di rappresentanza, che sia presente
costantemente in Israele.
Non sempre Israele si sentirà dire dai nuovi sionisti cose piacevoli e
ossequienti al governo in carica, qualunque esso sia.
Ma questo non è meglio dal punto di vista politico di una falsa e presunta,
anzi millantata, unanimità? Forse, con questi
nuovi metodi, Israele e l'ebraismo mondiale potranno giovarsi di una marcia
in più per sussistere e progredire in questo
mondo qui che si è fatto di nuovo straordinariamente e contraddittoriamente
ostile agli ebrei e che richiede rinnovate
capacità di risposta che lo Stato di Israele da solo non può dare. E neppure
la diaspora.
Vi sembra poco tutto ciò per delineare i compiti di un nuovo movimento
sionista nel XXI secolo dell'era volgare?
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