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"Dalle leggi antiebraiche alla Shoah"
di Giampaolo Baglioni
Il Vittoriano ospita in Roma la mostra storica nazionale "Dalla Leggi
antiebraiche alla Shoah. Sette anni di storia italiana 1938-1945", ideata
dalla Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea.*
In questa circostanza l'Altare della Patria adempie degnamente alla sua
funzione espositiva. La mostra presenta al pubblico italiano, in particolare
alle generazioni ignare di fatti che risalgono a oltre sessant'anni fa, una
preziosa documentazione basata su pubblicazioni, documenti autografi,
fotografie, materiale originale spesso poco noto. Per la prima volta in modo
scientifico e completo vengono illustrati vari momenti di una vicenda
infame, nel corso della quale una parte del Paese si coprì di disonore
mentre vi trovarono il riscatto coloro che al nazi-fascismo si opposero,
stando al fianco degli ebrei perseguitati.
L'esposizione prende le mosse dall'emancipazione degli ebrei, fortemente
connessa alla loro partecipazione al Risorgimento nazionale e alla vita
pubblica nell'Italia post-risorgimentale. Si dà rilievo alle trasformazioni
socio-economiche delle comunità che, prima dell'emancipazione, versavano
generalmente in condizioni di grave indigenza. Si documenta la pubblicistica
ebraica e, per contrapposizione, quella antigiudaica e antisemita del primo
Novecento. Le vicende della prima guerra mondiale e del nascere e prevalere
del fascismo sono presentate dal punto di vista degli ebrei, orientati in
buon numero al patriottismo. Vengono esibiti libri e riviste dei fascisti
antisemiti e degli ebrei fedeli alla Nostra bandiera; fanno spicco le
voci contrarie dei pochi sionisti italiani e di chi, dal carcere, presagiva
l'involuzione del regime (Vittorio Foa).
Gli espositori hanno illustrato le leggi antiebraiche del 1938 -
precedute dalla campagna di stampa in chiave razzista -, mettendo in mostra
il testo originale sottoscritto dal duce e dal re, nonché una serie di
circolari e disposizioni emanate da diversi enti pubblici e privati, in
generale molto zelanti nel cacciare gli ebrei dalle scuole e dai posti di
lavoro. S'accenna alla condizione dei cosiddetti 'discriminati': ebrei che,
per benemerenze patriottiche o politiche, ottennero d'avere attenuate
l'esclusione e la spoliazione.
Impressionanti sono le carte della Divisione Demografia e Razza presso il
ministero degli Interni, specialmente un grafico che pretendeva di definire
la distinzione dei cittadini "di razza ebraica" dagli "ariani", facendo
riferimento alla percentuale del sangue degli antenati giacché non poteva
utilizzare i tratti somatici e i connotati culturali.
La guerra rese ancora più tragica la condizione degli ebrei e
particolarmente degli stranieri rifugiati in Italia per sottrarsi alla
ferocia germanica. La mostra documenta come a Roma e in Vaticano
circolassero precise informazioni circa le stragi in atto nell'Europa
orientale e nell'Unione Sovietica invasa dai nazisti. La scure si abbatté
anche sull'Italia nel 1943, dopo l'8 settembre, a cominciare dalla
deportazione degli ebrei romani il 16 ottobre. Come l'esposizione mette in
chiara evidenza, nei mesi degli arresti, della deportazione e degli eccidi
(settembre 1943 - aprile 1945) andò perso un terzo degli ebrei presenti sul
territorio nazionale. Una sala accoglie le foto di molte vittime, una
documentazione cinematografica su che cosa fu Auschwitz (il terminale della
"soluzione finale"), video-interviste ad alcuni superstiti.
Il fascismo repubblichino che, come evidenzia un manifesto, si spinse a
proclamare gli ebrei "stranieri nemici", collaborò ampiamente all'infamia.
Molto opportuno è l'avere ricordato sia la partecipazione degli ebrei alla
Resistenza, sia le prove di coraggio e di impegno morale e umanitario
offerte da civili, sacerdoti e funzionari che verso gli ebrei palesarono
un'attiva solidarietà. Con il ritorno della pace, l'abrogazione delle leggi
scellerate, la ripresa di libera espressione dell'ebraismo, si chiude il
percorso espositivo.
La mostra ha un carattere di asciutta testimonianza, e perciò non assume
mai toni propagandistici. La drammaticità degli eventi rammemorati, la
riflessione e l'insegnamento che se ne devono trarre sono affidati ai nudi
documenti, alle prove, agli scritti e alle immagini originali, nonché alle
parole dei sopravvissuti alla Shoah. La scelta di collocare l'esposizione
nella sede consacrata all'unità d'Italia, sulla piazza dove il fascismo
soleva celebrare se stesso, in un momento di ripensamenti e di strumentali
revisionismi ma anche di ritorno dell'antisemitismo spesso mascherato da
antisionismo, non è stata casuale e va quindi senz'altro apprezzata.
Le sezioni della mostra
Gli ebrei e la società italiana - La lunga durata dell'antisemitismo in
Italia -Il razzismo culturale - Gli ebrei e il fascismo - La propaganda
antisemita - Il censimento, i censimenti - Le leggi antiebraiche -
L'applicazione della leggi - Gli ebrei stranieri - Nell'ora della prova - Di
fronte agli ebrei - La guerra - La guerra di sterminio nazista e la Shoah -
Cosa si sapeva della Shoah - I quarantacinque giorni - Dopo l'8 settembre
1943 - La politica antiebraica dell'occupante tedesco: dal settembre al
dicembre 1943 - La politica antiebraica della Repubblica Sociale Italiana -
Carceri e campi - Le deportazioni - Eccidi - Notizie sulle persecuzioni - La
clandestinità, la fuga, l'impegno nella Resistenza - Il soccorso - Auschwitz
- Il ritorno alla vita.
* Aperta dal 15 ottobre 2004 al 30 gennaio 2005, tutti i giorni salvo il
lunedì, orario 9-19, con ingresso lato Ara Coeli. Sono previste visite
guidate, riservate in particolare alle scuole (telefonare o inviare fax al
06/5897589, Progetto Memoria presso il Centro di Cultura Ebraica di Roma).
Giampaolo Baglioni, medico legale e anatomopatologo.
Ashkenazita per parte di madre, milita nei Ds.
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