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Si tratta solo dell’inizio. Di Emilia Perroni, Psicologa Clinica, Gerusalemme

Durante due settimane, donne appart]]> Piu` di 20.000 donne, ma anche alcuni uomini senz’altro coraggiosi, hanno partecipato alla marcia della speranza alla quale sono stata orgogliosa di far parte. L’ultima tappa del percorso, avvenuta il 19 ottobre, ha visto l’incontro di tutte le partecipanti a Kasser El-Yahud, nei pressi del Mar Morto, luogo in cui – secondo la narrativa ebraica e cristiana- il popolo di Israele avrebbe attraversato il Giordano entrando cosi` nella terra di Canaan, il profeta Elia sarebbe salito in cielo ed in quel luogo Gesu` sarebbe stato battezzato da Giovanni Battista. E` stato molto commuovente vedere autobus carichi di donne di tutte le estrazoni sociali, politiche e religiose, ed in particolar modo essere stata testimone anche della presenza di piu` di mille donne palestinesi, tutte attiviste per la pace, provenienti dalla Cisgiordania, da Hebron, da S. Giovanni D’Acri, da Sachnin, da Gerusalemme, da Gerico ..ecc, molte delle quali si sono abbracciate in lacrime con donne israeliane. Noi ebree israeliane eravamo vestite di bianco. Le donne palestinesi col velo islamico (hijab), sul quale poggiava un cappello con la visiera e con la scritta in ebraico “Donne che Fanno la Pace”.  Accompagnate dal suono di tamburi e di canzoni ci siamo dirette verso la sponda del Giordano, dove e` stato eretto un podio dal quale hanno parlato: prima le fondatrici dell’organizzazione e successivamente, come ospite d’onore, Leymah Gbowee, figura molto carismatica e premio Nobel per la pace, venuta apposta in Israele per dare il suo sostegno ed il suo incoraggiamento alla nostra organizzazione. Leymah Gbowee e` stata la leader del movimento di protesta delle donne per la Pace in Liberia. Il suo discorso e la sua forza emotiva sono stati di particolare impatto su tutte noi dandoci il sostegno ed il coraggio di lottare per arrivare al processo di pace, di non cedere alla guerra e soprattutto a credere nella forza delle donne. Leymah Gbowee ha anche dichiarato alle donne mussulmane che sarebbe disposta a partecipare ad una marcia analoga a Ramallah nel caso riescano ad organizzarla. Di li` la marcia  si e` diretta alla volta di Gerusalemme, in parte in autobus ed in parte a piedi, e si e`conclusa con una dimostrazione di fronte alla casa del Primo Ministro Benjiamin Netaniahu. Due settimane prima, il giorno dell’inizio della marcia,  l’organizzazione “Quattro Madri” – movimento di protesta femminile israeliano, nato nel 1997, che ha molto contribuito all’uscita dell’esercito israeliano dal Libano – aveva consegnato una fiaccola ardente a “Donne che Fanno la Pace” come atto simbolico di protesta contro la guerra. Cosi` come allora l’appello del gruppo “Quattro Madri” e`stato deriso, minimizzato e all’inizio percepito da molti come non realistico, anche l’organizzazione “Donne che Fanno la Pace” viene spesso percepita come utopistica e accusata di non tenere conto del groviglio politico-territoriale della regione. Eppure il movimento delle “Quattro Madri” e` riuscito a suo tempo a coinvolgere l’opinione pubblica ed ad ottenere l’uscita dei soldati israeliani dal Libano. A due anni dalla sua nascita, le “Donne che Fanno la Pace” e` riuscita a sensibilizzare l’opinione pubblica: attraverso conferenze, manifestazioni, incontri di studio, circoli privati in Israele e nei Territori Occupati, al centro del paese e nelle periferie con israeliani e palestinesi. Da essa e` stata fatta un’azione lenta e capillare che ha portato ad iniziative notevoli come la marcia in treno per la pace da Naharia (nord di Israele) ad Ashdod (sud) ed al digiuno di 50 giorni di fronte alla casa del Primo Ministro Benjiamin Netaniahu per segnare il primo anno dalla guerra di Tzuk Eitan. Non sono mancate le critiche in Israele ne` da destra, ne` da sinistra. Da destra, le “Donne che Fanno la Pace” vengono accusate di ingenuita` e di fare il gioco del nemico, mentre le critiche da sinistra vedono la cooperazione con donne appartenenti alla destra come molto pericolosa perche` porterebbe a soluzioni che la sinistra radicale non potra` mai accettare. Ma la la voce di “Donne che Fanno la Pace” e` chiara, decisa e non-settoriale: “Dobbiamo metterci tutti al tavolino e trattare”, sostenendo che la guerra non e` un atto separato dal contesto, bensi` espressione di una mentalita` che va abbandonata. In questo senso le due parti del conflitto devino adottare la forma mentis della trattativa  politica, perche` la soluzione esiste ed occorrre solo trovarla. E` stato profondamente toccante vedere affluire donne di tutti i tipi ed estrazioni e cio` ha dato a tutte noi una grande speranza. Laddove molti di noi sono profondamente avviliti dal processo di deterioramento che sta avvenendo sia nella societa` israeliana che in quella araba, il messggio calmo ed ad un tempo risoluto di Leymah Gbowee e di tutte le partecipanti ci ha fatto provare una grande speranza e fiducia nella potenza delle donne. Si tratta solo dell’inizio: il passo successivo e` stabilito per lunedi` 31 ottobre, quando piu` di 120 donne del movimento “Donne che Fanno la Pace”, vestite di bianco, dimostreranno di fronte al parlamento israeliano in favore delle trattative. Non ci arrenderemo. Il nostro programma immediato e` quello di coinvolgere innanzitutto parlamentari-donne di tutti i partiti, e in seguito tutti gli altri parlamentari, ed invitarli a diffondere l’importanza del dialogo e delle trattative. Cosi` pure le donne palestinesi nei riguardi dei loro leaders. Un inizio bello, commuovente e importante. Un inizio di speranza come reazione all’avvilimento collettivo. Emilia Perroni                                                                                                                                         Psicologa Clinica – Gerusalemme