intervista orginale apparsa sul sito www.linformale.eu

Michael Begnini, innanzitutto complimenti per la nomina a coordinatore in Italia per Sar el. Raccontaci un po’ il tuo ruolo…
Prima di tutto vorrei ringraziarvi per l’opportunità che mi avete dato di poter parlare di Sar-El.

Sar-el offre la possibilità di fare volontariato civile in Israele; il sito di Sar-el però è disponibile solo in lingua inglese e ci siamo accorti che molte persone si sentono scoraggiate e non sanno come fare per muovere i primi passi. Pertanto, avendo partecipato diverse volte ai programmi  Sar-El, dopo qualche anno ho deciso di estendere la mia attività di volontariato anche a quei  periodi dell’anno in cui sono in Italia, facendo da tramite fra gli interessati in Italia e l’organizzazione in Israele.

Qui su L’Informale più volte ci siamo occupati di Sar-el, intervistando anche chi ha provato questa esperienza. Alcuni lettori volevano sapere di più e si sono lamentati della poca reperibilità di informazioni. Dove si possono trovare informazioni su Sar el?
Le informazioni su Sar-El si trovano ovviamente sul sito sar-el.org che però a molti pone il problema della barriera linguistica. Pertanto possono senz’altro rivolgersi a me oppure consultare il sito se conoscono l’inglese. Esiste anche una piccola guida a Sar-el in italiano, con le principali informazioni utili a chi vorrebbe fare questa esperienza. La mail è sarelitaly@gmail.com.

A chi si rivolge Sar-el? Chi può fare questa esperienza?

Sar-el è aperto a qualsiasi persona fra i 17 e gli 80 anni di età; viene solo richiesto che il candidato sia in buone condizioni di salute, sia da un punto di vista fisico che mentale.

Sono tanti gli italiani che scelgono Sar-el?

Ogni anno ci sono vari italiani, tra cui alcuni parlano inglese e altri no. Sarebbe bello riuscire ad organizzare un gruppo di italiani, in modo da avere una lingua comune con cui scambiare opinioni, a patto che ci sia qualcuno che parli l’inglese e che possa fare da interprete là dove necessario. In caso contrario potrebbe essere difficile capire tutto quello che sta accadendo e questo impedirebbe di sentirsi parte del programma.

Ci si può rivolgere a te per creare una comitiva di italiani?

Ovviamente sì. Se si riesce a fare almeno un gruppo di dieci italiani per l’anno prossimo, c’è la possibilità di organizzare anche un tour di due settimane per soli italiani.

Basta aprire una lista di iscrizione e appena è pronta si parte.

 

In cosa consiste, esattamente, Sar-el? Dal punto di vista operativo, dei costi e della durata…

Con Sar-el si lavora nella Divisione Logistica dell’IDF, svolgendo vari tipi di attività, a seconda della location in cui si viene mandati. I programmi SAR-EL normalmente durano 3 settimane ma vengono accettate anche persone che possono partecipare solo per 2 settimane. Due volte all’anno ci sono anche dei programmi speciali della durata di una sola settimana. In ogni caso i singoli programmi sono elencati sul nostro sito. C’è una quota di iscrizione da pagare (una quota standard 110 US$ oppure 60 US$ per chi ha meno di 25 anni).

Ai nostri lettori curiosi ma dubbiosi, cosa diresti per convincerli a far parte di questa avventura?

Sar-El offre un’occasione unica e irripetibile per conoscere Israele da una prospettiva reale, da insider.

E’ un esperienza che lascia il segno, indimenticabile per l’intensità dei rapporti umani che si instaurano durante e dopo il periodo di volontariato. Soprattutto sono le attività culturali che si tengono durante il periodo di volontariato che permettono di conoscere Israele come nessun viaggio turistico permetterebbe di fare.

Al di là dell’aiuto all’esercito, quali altre esperienze offre Sar-el?

Tutte le sere si svolgono delle attività di gruppo che prevedono una formazione culturale sulla storia e sulla geografia di Israele. Durante le mie attività di Sar-el ho conosciuto per esempio il Colonnello Bentzi Gruber che ci ha spiegato l’approccio etico dell’IDF alle sue attività militari e non; in un’altra occasione abbiamo incontrato Zipporah Porath, scrittrice israeliana, che ci ha raccontato le sue avventure durante la guerra di indipendenza.

E’ previsto un servizio di assistenza?

Sì, il gruppo di volontari è seguito da due madrihot, assistenti, che si fanno carico di tutte le necessità del gruppo che possono essere dal bisogno di un medico ai problemi con il cibo alla mancanza di carta igienica.

La sera organizzano attività ricreative che hanno lo scopo di far conoscere la realtà israeliana tramite giochi che vertono sull’approfondimento della storia, della geografia della cultura israeliana. Se c’è la possibilità organizzano anche incontri con scrittori o alti ufficiali dell’Idf che approfondiscono l’attività culturale.

Per questo è consigliabile sapere l’inglese, ma se si crea un gruppo di italiani ne basta che faccia da interprete.

Tutte le mattine le madrihot fanno un briefing e aggiornano il gruppo sugli eventi più importanti del giorno prima.

 

Cos’altro succede la mattina?

Tutte le mattine c’è l’alzabandiera e i volontari a turno possono partecipare alla cerimonia. In ogni caso assistono quotidianamente all’evento, un modo in più per essere coinvolti nella realtà dell’Idf.

Tu che esperienze significative hai vissuto in Sar-el?
Ho visto il quartiere di Neve Tzedek a Tel Aviv, il museo dell’Idf sempre a Tel Aviv, il museo del Mossad, poi a Gerusalemme ho visto Ammunition Hill, teatro di un’aspra battaglia, e il monte Herzl dove è seppellito Theodor Herzl, il fondatore del Movimento Sionista. Sono esperienze offerte da Sar el.

Riccardo Ghezzi

L’articolo originale si può trovare al link: http://www.linformale.eu/4000-2/