Con il manifesto di cinquecento firmatari israeliani, sotto l’egida di SISO (Save Israel Stop the Occupation), seguito dai discorsi di Obama e Netanyahu all’Assemblea annuale dell’ONU, si è aperto il dibattito sul cinquantenario dalla guerra dei sei giorni del 1967. Il dibattito è importante, urgente, necessario, e ci accompagnerà con inevitabili alti e bassi fino al fatidico 5 giugno 2017 e ben oltre. Nessuno – governanti e governati, pensanti e non pensanti – può sperare di poter eludere la scadenza dei cinquant’anni di occupazione israeliana dei territori in Cisgiordania. La questione è solamente e soprattutto in quali termini, su quale piattaforma intellettuale e politica, entro quali contesti storici, limiti operativi e prospettive di pace svolgere questo discorso. In questo senso, il manifesto dei cinquecento mi pare, da un lato, un atto di coraggio e di onestà intellettuale; ma, dall’altro lato, assolutamente insufficiente a conseguire gli obiettivi che si propone. Cosí com’è il testo gratifica chi lo ha firmato e un piccolo manipolo di simpatizzanti per la causa di Israele, oltre probabilmente a una grande coorte di persone ostili alla medesima causa. Ma è un testo ingenuo, unilaterale, bloccato entro lo steccato di una prospettiva storica incompleta, che ai fini pratici (aggiungo volentieri: purtroppo) non ha alcuna probabilità di incidere concretamente sulla situazione geopolitica di Israele e della Palestina. Ho pensato dunque di riscrivere una mia versione del documento, cercando di renderlo più utile e operativo. Il testo seguente incorpora parola per parola l’appello originale (che si può leggere qui di seguito) e aggiunge alcune necessarie integrazioni. Quest’ultime, senza alterarne l’intenzione, cercano di rendere il messaggio accettabile e utile per una cerchia molto maggiore di persone di buona volontà.

“Con l’avvicinarsi del 2017 che segna il cinquantesimo anno del tentativo concertato da diversi paesi arabi di distruggere lo stato di Israele e il cinquantesimo anno dell’occupazione israeliana di territori palestinesi, Israele e la Palestina sono ad un punto di svolta. La situazione attuale è disastrosa per entrambe le parti del conflitto. Il protrarsi dell’occupazione israeliana dei territori palestinesi e del rifiuto palestinese a riconoscere Israele come lo stato degli ebrei opprime i palestinesi, sfianca gli israeliani, e alimenta un ciclo ininterrotto di spargimento di sangue dalle due parti. Corrompe le fondamenta morali e democratiche dello Stato di Israele, corrompe la legittimità morale e politica del futuro Stato di Palestina e danneggia la posizione dei due stati nella comunità delle nazioni. La nostra migliore speranza per il futuro – il tragitto più sicuro verso la sicurezza, la prosperità e la pace – risiede in una soluzione negoziata del conflitto israelo-palestinese che conduca alla creazione di uno stato palestinese indipendente accanto al riconoscimento della personalità nazionale dello stato ebraico, e a rapporti di buon vicinato fra lo Stato di Israele e lo Stato di Palestina. Facciamo appello agli ebrei e ai palestinesi nel mondo intero perché si uniscano a noi residenti israeliani e palestinesi in un’azione coordinata per porre fine all’occupazione, al terrorismo e alla negazione dell’altro, e costruire un futuro nuovo per la salvezza dello Stato di Israele e dello Stato di Palestina nell’interesse delle generazioni future.”

Non firmerò il documento originale di SISO, ma firmerei volentieri questa nuova versione. E invito chiunque voglia a farlo.

Sergio Della Pergola, Università Ebraica di Gerusalemme